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MILANO - Si tingono di giallo i contorni della vicenda DallBogg, la compagnia di assicurazioni bulgara - operativa anche in Italia in regime di libera prestazione dei servizi soprattutto nel ramo Rcauto. Come noto, dal 1° luglio scorso DallBogg non potrà più emettere polizze nel nostro Paese, dopo che la Commissione di vigilanza di Sofia (FSC) ha imposto la misura restrittiva - momentaneamente della durata di tre mesi - per presunte violazioni procedurali nelle liquidazioni dei danni.
La vicenda ha colto di sorpresa molti agenti e broker italiani, alle prese oggi con la spiacevole situazione di dover giustificare l'emissione di polizze alla propria clientela. 
Ma cosa si nasconde dietro misure restrittive di tale durezza a carico della compagnia balcanica? La domanda appare legittima, soprattutto se si scorrono le contestazioni mosse. DallBogg opera in sei Paesi europei e vanta circa 1,5 milioni di polizze attive. Le accuse di risposte tardive ai reclami o di pagamento ritardato degli indennizzi risultano quantomeno sospette in quanto - dati alla mano - la casistica risulta nella media, se comparata ad altre realtà europee: in Grecia, ad esempio, si riscontrano 11 eventi negativi nel periodo 2023-2024. I reclami complessivi sono sì saliti da 100 a 300, ma a fronte di 178.000 polizze emesse complessivamente.
Inoltre, la Commissione di vigilanza bulgara non rileva alcuna violazione nella vendita, nella commercializzazione o nel prezzo dei prodotti assicurativi in nessuno dei mercati interessati, vale a dire Italia, Spagna, Grecia, Romania e Polonia. Ma c'è di più: la decisione di sospendere l'attività di DalBogg è stata presa senza prima applicare eventuali sanzioni preventive (come accade nella più parte dei casi). Bloccando le vendite e i flussi finanziari ora si rischiano davvero conseguenze irreparabili. La misura che impedisce a DallBogg di emettere per tre mesi nuove polizze o di rinnovare quelle in essere è stata decisa, infine, senza diritto di appello, sulla base di non ben evidenti "situazioni di emergenza".
In Bulgaria c'è chi parla apertamente di una cospirazione nei confronti di DallBogg, cospirazione promossa da due dirigenti della Commissione di vigilanza: Kristina Petkova e Kiril Pangelov, stretti - si dice - non solo da un forte legame sentimentale. Pesano l'incerto quadro governativo e gli equilibrismi politici interni che oscillano fra la suggestione europea e la consolidata sfera d'influenza russa. In questo contesto anche i colpi bassi sono contemplati.
Luigi Giorgetti

 

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