Lunedì, 19, Ott, 8:25 PM

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Massimiliano Pro


♦ C’è uno tsunami in arrivo nelle nostre agenzie. Non è una metafora abusata: è una certezza aritmetica. Si chiama assicurazione obbligatoria per i monopattini e, come tutte le buone intenzioni calate dall’alto, rischia di trasformarsi in un cattivo affare per chi sta a valle.
Ricordiamoci un punto, che non è un dettaglio: l’obbligo a contrarre. Tradotto, significa che non possiamo scegliere. Dobbiamo fare le polizze. Anche quando non conviene. Anche quando la convenienza è talmente risicata da sparire. Perché qui non stiamo parlando di margini bassi: stiamo parlando di 3-4 euro di provvigioni lorde.
Chi ha fatto l’agente non ha bisogno di spiegazioni. Sa quanto tempo serve per emettere una polizza: raccogliere i dati, verificare il cliente, compilare la modulistica precontrattuale, assumersi responsabilità. È lavoro vero, non un clic distratto. E quel lavoro, a queste condizioni, è una perdita economica secca. Senza contare il resto: sospensioni, riattivazioni, assistenza. Tutto tempo. Tutto lavoro. Per lo più gratis.
Questo è il problema. Ed è un problema nostro, degli agenti. Le compagnie, invece, sono a posto. Diranno: c’è un obbligo, lo rispettiamo. I clienti vadano in agenzia, gli agenti faranno le polizze. Fine del ragionamento. Ma la domanda resta lì, ostinata: come si vive, come si sopravvive con 3 euro a pratica?
Qui si gioca la partita vera. Perché da problema può diventare opportunità, solo a una condizione però: fare sistema. Non a parole, nei fatti. È il momento, per i gruppi agenti, di battere i pugni sul tavolo. Senza imbarazzi e senza timidezze. Serve un aumento provvigionale e, soprattutto, un minimo garantito.
Diciamolo chiaramente: 15-20 euro a polizza non sono un lusso, sono la soglia sotto la quale non si può lavorare. Si può anche accettare una percentuale, un 15%, ma con un minimo sotto il quale non si scende. Perché una rete non si può affamare e poi pretendere che funzioni. È una verità talmente semplice che qualunque persona di buonsenso la capisce. E, se spiegata bene, difficilmente anche le direzioni potranno fingere di non comprenderla.
Il tempo, però, non è dalla nostra parte. Tra un mese saremo dentro questo meccanismo. E allora bisogna muoversi subito: gruppi agenti, presidenze, commissioni Rcauto. Fermare tutto e chiedere quello che è dovuto. Questo può essere il primo tassello di qualcosa di più grande: una revisione del modello provvigionale, una nuova idea di remunerazione che riconosca che ogni pratica ha un costo, sempre.
Perché il punto, in fondo, è uno solo: non si può lavorare gratis. Nessuno lo fa. Non si capisce perché dovrebbero farlo gli agenti. E se qualcuno ha paura di dirlo alle compagnie, è arrivato il momento di smettere di averne.
Lo tsunami arriva comunque. Ma tra subirlo e governarlo c’è una differenza. Ed è tutta nelle nostre mani.
Massimiliano Pro

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