♦ A luci spente, quando il coinvolgimento emotivo è ormai sopito per lasciare spazio alla riflessione, rileggo in chiave analitica la Relazione redatta da Claudio Demozzi in occasione del Congresso Sna di Lazise e mi soffermo sulle battute conclusive alle quali il Presidente ha riservato peculiare rilevanza.
Parto quindi dalla richiesta, più volte formulata anche in precedenza, riguardante i correttivi necessari a garantire il corretto rapporto sussidiario dei Gruppi agenti rispetto al Sindacato generalista. Sono convinto che la leva coercitiva, sebbene anch’essa necessaria, non sia sufficiente a garantire l’osservanza dei rispettivi compiti istituzionali e nel contempo la convergenza degli intenti verso obiettivi comuni. Più del rumore degli scarponi ritengo valga la strada dello scambio dialettico, anche se mi sembra che le posizioni siano ormai cristallizzate sul sottile stelo di un equilibrio instabile imperniato sul “lavoro a porte chiuse così faccio quello che mi pare” e sul corrispondente “lascio passare per motivi di opportunità politica e intervengo soltanto in casi estremi”.
Eppure, i pericoli latenti sono di gran lunga superiori al vantaggio derivante dal laissez faire, tale è la tentazione di alcuni Gruppi agenti di sconfinare nel terreno del primo livello. Il caso più clamoroso è quello degli accordi dati capestro siglati a dispetto della posizione assunta dallo Sna che sosteneva fin dalla prim’ora e sostiene ancora oggi, la titolarità autonoma in capo agli agenti delle informazioni rilasciate dalla clientela e la proprietà industriale dei data base che le contengono. Lo spostamento del negoziato a vantaggio delle singole mandanti nei rispettivi ambiti aziendali ha così incoraggiato l’Ania ad abbandonare il tavolo di trattativa per il rinnovo dell’A.N.A. 2003 adducendo la scusa, evidentemente insussistente, dell’intransigenza assunta dallo Sna. Al di là dei principi, così vanno le cose, mollando su più fronti, i Gaa indeboliscono il Sindacato e fanno del male a tutta la categoria.
Scaturiscono però altrettanti rischi dalla consuetudine opposta di molti Gruppi di non prendere posizione su questioni altrettanto cruciali per gli agenti come lo ius variandi e per certi versi l’eliminazione del tacito rinnovo che danneggiano il cliente e rischiano di mettere a repentaglio tanto la funzione consulenziale dell’agente, quanto la tenuta dei portafogli rami Danni.
L’abitudine diffusa è quella di simulare condivisione sui pressanti segnali di allarme forniti dallo Sna durante gli incontri pubblici e di fare finta di niente al cospetto dell’impresa. Questo avviene da anni su tematiche quali il trasferimento a remunerazione zero di oneri amministrativi e gestionali dalle mandanti alle agenzie, la mancata rivalutazione e la variabilità delle tabelle provvigionali, il crescente peso del compenso variabile rispetto alla componente fissa, la multicanalità, la disintermediazione, la clusterizzazione e la discriminazione delle agenzie.
La sensazione è che siamo finiti in un vicolo cieco dal quale non è facile uscire contando soltanto sulle nostre forze e allora ben venga l’aiuto di coloro ne sanno più di noi, che hanno fatto delle relazioni industriali e sindacali il proprio mestiere. Mi riferisco alla consulenza di giuslavoristi di chiara fama nazionale e internazionale e di sindacalisti professionisti che abbiano dimostrato di conoscere bene i modelli di integrazione tra rappresentanza generalista e decentrata e quindi tra contrattazione di primo e di secondo livello.
Dopodiché, mantenuto l’attuale assetto statutario o magari modificato secondo logiche di maggiore efficienza, non sarebbe più concesso ai Gruppi agenti iscritti allo Sna di fare le schegge impazzite. Ciò in quanto essi, al di là dell’autonomia di cui godono, restano sempre emanazioni esterne del Sindacato nell’applicazione dei dettami scaturiti dai Congressi nazionali e dai Comitati Centrali.
Di conseguenza, vale la pena di ricordare a qualche Presidente di Gruppo aderente al Sindacato, che il rinnovo dell’A.N.A. e altri argomenti di analoga portata si discutono all’interno delle sedi istituzionali dello Sna e non prendendo parte a tavole rotonde improvvisate da personaggi in cerca d’autore con la discutibile abitudine a cambiare mestiere. Anzi dirò di più, la carica ricevuta dai propri iscritti imporrebbe a tutti i Presidenti dei Gruppi agenti (anche non iscritti) l’obbligo morale di non disertare le sessione degli organismi decisionali del Sindacato così da fornire, dapprima, il proprio contributo al dibattito dialettico e successivamente la piena attuazione delle decisioni adottate dalla maggioranza che sono, da oltre un decennio, pressoché plebiscitarie.
Tantomeno è dato a qualunque iscritto al Sindacato, specialmente se Presidente di un Gaa iscritto a sua volta, di sottoscrivere la richiesta di Anapa rivolta all’associazione delle imprese di trattare il rinnovo dell’A.N.A. 2003 escludendo paradossalmente la propria rappresentanza Sna che è seduta insieme con l’Ania all’unico tavolo legittimato a trattare lo stesso tema cruciale.
Cosicché il deferimento ai Probiviri nei confronti di chi abbia compiuto un’assurdità di questo genere costituisce l’unica risposta collettiva plausibile a un comportamento intollerabile rivolto sicuramente a compiacere la controparte istituzionale, le compagnie, ma anche a verificare fino a che punto può essere spinta la provocazione politica. E di natura altrettanto irrispettosa è il tentativo di contrabbandare la reazione del Sindacato per un attacco alla libertà di pensiero.
Non mi si venga a dire, per concludere, che dopo oltre venti anni di mandato alla guida di un Gruppo agenti la responsabilità del “fattaccio” – così probabilmente lo avrebbe chiamato Gigi Proietti - possa essere attribuita all’ingenuità del noviziato.
Roberto Bianchi
Libertà (imprenditoriale) vo cercando, ch’è sì cara
